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Octopath Traveler – a chi è rivolto il nuovo JRPG Square Enix?

È finalmente disponibile da questo venerdì il tanto atteso Octopath Traveler, nuovo JRPG di Square Enix sviluppato in esclusiva per Nintendo Switch. Dopo una insopportabile attesa, spinta ai limiti dell’hype grazie a ben due demo gratuite distribuite nel tempo, i giocatori di tutti il mondo hanno potuto mettere le mani sul titolo completo e iniziare la propria avventura con gli otto personaggi disponibili. Ma chi sono questio giocatori e chi sarà davvero soddisfatto di questo nuovo videogioco?

Octopat TravelerUna delle cose che più mi ha stupito sin dall’annuncio, avvenuto prima del lancio della console, è stato l’entusiasmo con cui è stato accolto dal pubblico e l’attesa che il titolo ha generato. Parliamoci chiaramente: quello che all’epoca era indicato come Project Octopath Traveler era (ed è) chiaramente un JRPG vecchia scuola, ispirato ai fasti dell’epoca SNES quando i Final Fantasy erano ancora esclusiva della Grande N e si basavano su combattimenti a turni impreziositi dalle varie e diverse meccaniche.

Sin dall’uscita della prima fantasia finale, che salvò la morente Square Soft dal declino, fino a Final Fantasy X (ma escludendo FFT), ben quattordici anni dopo, la serie ha sempre mantenuto i saldi e apprezzati canoni del genere, pur sperimentando qua e là. Ogni fan sapeva, quindi, che avrebbe trovato una storia appassionante, un party da accrescere e rafforzare e un sistema di combattimento a turni, statici o vivacizzato dall’ATB. Il resto poteva e doveva cambiare, ma questi elementi erano una certezza e tanto bastava agli appasionati.

Con l’avvento degli action rpg e con l’apertura del mondo videoludico ad un numero sempre maggiore di giocatori, un combattimento così statico e difficile da padroneggiare venne lentamente dismesso. L’obbiettivo era, ovviamente, puntare ad un pubbluco più vasto possibile e difficilmente si può pensare di biasimare Square Enix per questo. Produrre un Tripla A è un’operazione rischiosa che richiede un enorme investimento senza certezza di ritorno, soprattutto quando i giocatori iniziano ad essere scontenti dei prodotti proposti.

Octopat TravelerPerché tutta questa premessa? Perché è ovvio che Octopath Traveler, viste le sue fonti di ispirazione di altri tempi videoludici e visto il suo comparto grafico, non vuole affatto rivolgersi ad un pubblico più vasto possibile e decisamente non è un progetto Tripla A. Il target di questo nuovo salto nel passato è una nicchia ben precisa: quel gruppo di nostalgici che hanno indottrinato l’internet su come ai loro tempi i JRPG fossero belli e difficili, che giocava non per la grafica ma per la storia.

Basta giocare anche solo alla demo per rendersene conto. La veste grafica, definita HD-2D, non è altro che uno splendido ammodernamento dell’era 16 bit, con un bellissimo equilibrio tra vecchio e nuovo in grado di trasmettere un senso di nostalgia e di meraviglia, mentre il combat system è un bellissimo ritorno ad un sistema di base definito ormai “morto” o “obsoleto” (non per niente FFVII Remake sarà un action).

Dire combattimento a turni, però, non basta a descrivere quello che Octopath Traveler ha da offrire. Il suo sistema è squisitamente matematico e gira attorno alla pianificazione legata alla meccanica di debolezze e di scudi applicata ai nemici. Questa scelta rende impossibile l’approccio senza ragionamento e quasi inutile il livellamento eccessivo del team per superare situazioni ostiche. In questo sistema “difficile” sono state inoltre aggiunte le meccaniche di Classi per i personaggi, per una maggiore libertà di approccio, mentre la ciliegina sulla torta sono le battaglie con i boss, estremamente complesse se non si identificano i pattern di attacchi e gli spazi in cui usare abilità e oggetti.

Octopat TravelerCon tutto questo dove voglio arrivare? Nonostante Octopath Traveler sia un gioco che non faccia mistero della sua difficoltà (vi ricordo che ci sono state ben due demo giocabili) e che si rivolga ad un gruppo di giocatori vecchia scuola ormai cresciuti, nonostante non abbia una grafica fotorealistica o un sistema accessibile, è riuscito ad attirare l’attenzione di un pubblico molto più vasto di quanto fosse immaginabile mentre conquistava voti piuttosto alti tramite le diverse recensioni di professionisti.

Sicuramente Nintendo Switch è la console ideale per un titolo del genere, grazie alla possibilità di portare sempre con se la propria avventura, mettendola in stand by in qualsiasi momento, e per via della particolare grafica adottata dal titolo. Se fosse approdato su un’altra console, probabilmente non avrebbe ricevuto né la stessa attenzione né avrebbe generato lo stesso hype e sarebbe stato davvero un peccato.

Ora, le questioni sono due: o un sistema tanto tattico come quello di Octopat Traveler non è poi così morto come si credeva oppure ci troveremo presto invasi da copie usate del gioco, acquistate da giocatori fuori target per via di una buona campagna marketing. Io mi auguro davvero con tutto il cuore che sia vera la prima opzione.

– Alessandro d’Amito

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