Nostalgia dell’altrove: filosofare facendo musica

Due voci, una chitarra, una batteria e un accompagnamento con chitarra ed elettronica. Un viaggio filosofico attraverso un mondo fatto di musica, con destinazione l’altrove che crea nostalgia anche se non lo conosciamo.

Un duo che, da The Voice al Teatro Forma di Bari, ha il potenziale per segnare una nuova tappa nella storia musicale e rende il cammino verso l’altrove una passeggiata fantastica. Gaia Daria Miolla e Nicolò Restaini, in arte Uramawashi, creano un clima spettrale ma allo stesso tempo rassicurante.

Sperimentali come un John Cage che ci ha creduto fino in fondo, dolci come due bambini che si stringono la mano, filosofici come il vecchio marinaio di Coleridge, riescono a trasmettere al pubblico quelle emozioni che solo un musicista può percepire.

La capacità di vedere il mondo attraverso una chitarra e una batteria, in un viaggio interiore che ci porta a scoprire l’altrove, quel mondo così familiare che esiste solo in un istante eppure ha la stessa aria che si respira a casa. Il coraggio di raccontare sprazzi di eterno in una serie di inediti e cover che vorresti ascoltare ancora e ancora. La loro musica è come una mano che entra nel petto, prende l’anima, la distrugge in mille pezzi e ne crea una nuova, più sensibile e con la consapevolezza che l’altrove è bellissimo ma fugace.

Quell’attimo di eterno raccontato da Gaia e Nicolò è soltanto un miraggio, ma è talmente unico e meraviglioso che vorresti non finisse mai, un calcio roteante al contrario che arriva dritto al cuore e travolge l’ascoltatore. La forza di un terremoto capace di devastare un uomo e di farlo piangere in discoteca, dove in teoria dovrebbe divertirsi.

Nostalgia dell’altrove non è divertimento, è un percorso attraverso il subconscio che porta alla scoperta di un mondo fantastico. Gli Uramawashi hanno fatto centro, e si spera che il loro percorso possa essere perfetto proprio come l’altrove che raccontano nel loro spettacolo.

-Beppe Dammacco

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