Maturità 2018: tutto l’esame traccia per traccia

L’esame di maturità 2018 è arrivato, in tutte le scuole d’Italia gli studenti che hanno concluso l’ultimo anno stanno per uscire dalle quattro mura della scuola. Dal Flacco di Bari al Beccaria di Milano si sta infatti svolgendo la prima prova, quella di italiano, e noi la analizziamo traccia per traccia.

Tipologia A: analisi del testo (traccia unica)

Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani. Italia, 1938. Le leggi razziali hanno causato la deportazione ad Auschwitz di Silvio e di sua moglie Albertina, che lì troveranno la morte.

Traccia:

(…) Una sera non mi riuscì di trattenermi. Certo – gridai, rivolto a Malnate -: il suo atteggiamento dilettantesco, in fondo da turista, gli dava modo di assumere nei riguardi di Ferrara un tono di longanimità e di indulgenza che gli invidiavo. Ma come lo vedeva, lui che parlava tanto di tesori di rettitudine, bontà, eccetera, un caso
successo a me, proprio a me, appena poche mattine avanti? Avevo avuto la bella idea – cominciai a raccontare – dì trasferirmi con carte e libri nella sala di consultazione della Biblioteca Comunale di via Scienze: un posto che bazzicavo fino dagli anni del ginnasio, e dove mi sentivo un po’ come a casa. Tutti molto gentili, con me, fra quelle vecchie pareti. Dopo che mi ero iscritto a Lettere, il direttore dottor Ballola aveva cominciato a considerarmi del mestiere. Gli bastava
salutarmi, e subito veniva a sedermisi a fianco per mettermi a parte dei progressi di certe sue ormai decennali ricerche attorno al materiale biografico dell’Ariosto
custodito nel suo studiolo particolare, ricerche con le quali si proclamava sicuro di superare decisamente i pur cospicui risultati raggiunti in questo campo dal Catalano.
Quanto poi ai vari inservienti, costoro agivano nei miei confronti con tale confidenza e famigliarità da dispensarmi non solamente dalla noia di riempire i moduli per i libri, ma da lasciarmi addirittura fumare di tanto in tanto una sigaretta. Dunque, come dicevo, quella mattina mi era venuta la bella idea di passarla in biblioteca. Senonché avevo avuto appena il tempo di sedermi a un tavolo della sala di consultazione e di tirar fuori quanto mi occorreva, che uno degli inservienti, tale Poledrelli, un tipo sui sessant’anni, grosso, gioviale, celebre mangiatore di pastasciutta e incapace di mettere insieme due parole che non fossero in dialetto, mi si era avvicinato per intimarmi d’andarmene, e subito. Tutto impettito, facendo rientrare il pancione e riuscendo persino a esprimersi in lingua, l’ottimo Poledrelli aveva spiegato a voce alta, ufficiale, come il signor direttore avesse dato in proposito ordini tassativi: ragione per cui – aveva ripetuto – facessi senz’altro il piacere di alzarmi e di sgomberare. Quella mattina la sala di consultazione risultava particolarmente affollata di ragazzi delle Medie. La scena era stata seguita, in un silenzio sepolcrale, da non meno di cinquanta paia d’occhi e da altrettante paia d’orecchie. Ebbene, anche per questo motivo – seguitai – non era stato affatto piacevole per me tirarmi su, raccogliere dal tavolo la mia roba, rimettere tutto quanto nella cartella, e quindi raggiungere, passo dopo passo, il portone a vetri d’entrata. Va bene: quel disgraziato di Poledrelli non aveva eseguito che degli ordini. Però stesse molto attento, lui, Malnate, se per caso gli fosse capitato di conoscerlo (chissà che anche Poledrelli non appartenesse alla cerchia della maestra Trotti!), stesse molto attento, lui, a non lasciarsi fregare dalla falsa apparenza di bonarietà di quel suo faccione plebeo. Dentro quel petto vasto come un armadio albergava un cuoricino grande così: ricco di linfa popolare, d’accordo, ma per niente fidato.
E poi, e poi! – incalzai -. Non era perlomeno fuori di posto che lui venisse adesso a fare la predica non dico ad Alberto, la famiglia del quale si era sempre tenuta in disparte dalla vita associata cittadina, ma a me che, al contrario, ero nato e cresciuto in un ambiente perfino troppo disposto ad aprirsi, a mescolarsi con gli altri in tutto e per tutto? Mio padre, volontario di guerra, aveva preso la tessera del Fascio nel ’19; io stesso ero appartenuto fino a ieri al G.U.F. Siccome dunque eravamo sempre stati della gente molto normale, noialtri, anzi addirittura banale nella sua normalità, sarebbe stato davvero assurdo che adesso, di punto in bianco, si pretendesse proprio da noi un comportamento al di fuori della norma. Convocato in Federazione per sentirsi annunciare la propria espulsione dal partito, espulso quindi dal Circolo dei Negozianti come indesiderabile: sarebbe stato veramente strano che mio padre, poveretto, opponesse a un simile trattamento un volto meno angosciato e smarrito di
quello che gli conoscevo. E mio fratello Ernesto, che se aveva voluto entrare all’università aveva dovuto emigrare in Francia, iscrivendosi al Politecnico di Grenoble? E Fanny, mia sorella, appena tredicenne, costretta a proseguire il ginnasio nella scuola israelitica di via Vignatagliata? Anche da loro, strappati bruscamente ai compagni di scuola, agli amici d’infanzia, ci si aspettava per caso un comportamento d’eccezione? Lasciamo perdere! Una delle forme più odiose di antisemitismo era appunto questa: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all’ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri, nemmeno un poco diversi dalla media comune. (…)

Comprensione del testo

Riassumi sinteticamente il contenuto del brano.

Analisi del testo

2.1. Che cosa rimprovera il protagonista a Malnate? A quale scopo gli racconta la sua espulsione dalla biblioteca?

2.2. Nell’episodio dell’espulsione dalla biblioteca, quali elementi contribuiscono a ferire in modo particolare il protagonista?

2.3. Spiega il significato dell’aggettivo “ottimo” riferito a Poledrelli (riga 15).

2.4. Per quale motivo, secondo il protagonista, l’emarginazione della sua famiglia è incomprensibile?

2.5. In quali punti del brano è evidente in modo particolare la concitazione del protagonista? Con quali modalità espressive è resa questa concitazione?

2.6. Spiega il significato della considerazione del protagonista che conclude il brano (righe 32-34): “Una delle forme più odiose di antisemitismo era appunto questa: lamentare che gli ebrei non fossero abbastanza come gli altri, e poi, viceversa, constatata la loro pressoché totale assimilazione all’ambiente circostante, lamentare che fossero tali e quali come gli altri, nemmeno un poco diversi dalla media comune”.

Interpretazioni complessive e approfondimenti

Proponi una interpretazione complessiva del brano di Bassani, approfondendo il tema dell’antisemitismo anche con riferimenti a opere di altri autori che conosci.
In alternativa proponi una tua riflessione più generale della discriminazione e dell’emarginazione: anche in questo caso puoi arricchire le tue riflessioni con riferimenti a opere letterarie che conosci.

Svolgimento:

Rimasta nella città estense dopo la promulgazione delle leggi razziali del 1938, la famiglia Magrini, in seguito all’armistizio dell’Italia con gli Alleati dell’8 settembre 1943 e l’occupazione nazista del Paese, subì il destino di persecuzione di tanti altri ebrei italiani, con la morte di alcuni dei protagonisti ad Auschwitz», riporta l’Ansa sulla trama che è anche inserita nei documenti a disposizione dei maturandi per le varie domande dell’Analisi del Testo. Divenne molto famoso come opera perché fu uno dei romanzi che ebbe il coraggio di denunciare le Leggi Razziali del 1938 e della conseguente deportazione degli ebrei anche nella tranquilla e ricca provincia di Ferrara. Il giardino dei Finzi-Contini racconta l’amore, l’amicizia, i progetti di vita e le partite a tennis di alcuni ragazzi ebrei di Ferrara: erano perfettamente integrati nella vita della città, durante gli anni dell’università, e amati e considerati da tutti, fino a che divennero legge le follie sulla Razza ariana e fascista anche in Italia. «Perché questo romanzo di Bassani è nuovo, radicalmente nuovo, nella sua vernice di apparente, esclusivo rispetto per quanto è decorosamente antiquato. (…) La vita continua e il dolore d’un’età diventa una favola, Micòl spicca come un fiore grazioso sull’orlo di una catastrofe Mondiale

Giorgio Bassani

(Bologna 1916 – Roma 2000) dedicò gran parte della sua produzione letteraria alla rappresentazione della vita di Ferrara (dove visse fino al 1943 per poi trasferirsi a Roma) e soprattutto della comunica ebraica della città, alla quale egli stesso apparteneva e di cui descrisse le persecuzioni degli anni del fascismo. Il suo romanzo più celebre, Il giardino dei Finzi Contini (1962), narrato in prima persona da un giovane ebreo, racconta di una famiglia dell’aristocrazia israelitica di Ferrara, i Finzi-Contini, che vivono nello splendido isolamento della loro villa e del giardino circostante. Nel brano proposto, il protagonista ribatte ad alcuni giudizi positivi su Ferrara espressi dal milanese Malnate, giovane impegnato politicamente, ricordando la sua esclusione dalla biblioteca pubblica e i torti subiti dalla sua famiglia in seguito all’applicazione delle leggi razziali.

Tipologia B: saggio breve o articolo di giornale

Le tracce:

Saggio breve artistico-letterario: La Solitudine nell’arte e nella letteratura (poesia Alda Merini)

Saggio breve socio-economico: La creatività

Saggio breve storico-politico: Masse e propaganda

Saggio breve tecnico-scientifico: dibattito bioetico sulla clonazione

Consigli:

Sul saggio breve c’è poco da dire, se non sbizzarritevi e cercate di non andare fuori traccia. Tra i possibili spunti ci sono “Il Capitale” di Marx, Enrico Moretti con un brano sul neo-lavoro e la creatività come vero capitale e Carlo Bordoni con “La noia creatrice”. Per il saggio storico-politico invece l’argomento centrale è masse e propaganda: tra i documenti Chiodi e Baravelli. Per il saggio artistico-letterario invece sono state citate opere di artisti come Edvard Munch, Giovanni Fattori ed Edward Hopper e di scrittori come Petrarca, Pirandello, Quasimodo e Merini

Tipologia C: tema storico

La traccia:

De Gasperi ed Aldo Moro, da Cooperazione all’Europa unita

Consigli:

Sono stati allegati alla traccia due testi tratti da un discorso di Alcide De Gasperi alla Conferenza di Pace a Parigi nel 1946 e un brano di un libro di Aldo Moro alla Costituente della Democrazia Cristiana. In entrambi i personaggi storici viene evidenziata la particolare predisposizione alla cooperazione internazionale tra vinti e vincitori, tra forze più grandi, superpotenze e stati più deboli, il tutto per una pace duratura e stabile non solo in Europa ma anche nel resto del mondo. Secondo quanto riportano gli esperti di Skuola.net, la scelta degli autori per il tema storico è stata fatta sia per rispettare il 40ennale del rapimento e morte dello statista Dc e sia per rimarcare la necessità continua di una cooperazione mondiale che metterebbe fine ai troppi focolai ancora aperti in ogni parte del globo. «Italiano, democratico antifascista e rappresentante della nuova Repubblica appena nata dalle macerie della guerra», così si presentava De Gasperi, primo capo di governo dell’Italia repubblicana. La sua importante dichiarazione apriva l’intervento alla Conferenza di Pace, un momento decisivo per la nascita di un’Europa unita «che fa della cooperazione tra vincitori e vinti  la sua pietra miliare. La stessa esigenza è ancora viva a distanza di trent’anni negli intenti di Aldo Moro, rappresentante, alla Costituente, della Democrazia Cristiana di cui è uno dei fondatori», spiegano da Skuola.net. Un’Europa che oggi fatica a vedersi così unità e che necessiterebbe di quello spirito di pace e cooperazione che Moro e De Gasperi non risparmiarono nel corso della loro vita politica.

Tipologia D: tema di attualità

Traccia:

Il principio dell’uguaglianza formale e sostanziale nella Costituzione. Analisi e commento all’articolo 3:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e socialiÈ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

Consigli:

Il principio di uguaglianza formale è riportato nell’articolo 3 e comprende due concetti: la legge è uguale per tutti e la legge non deve operare discriminazioni. Il secondo comma invece descrive l’uguaglianza sostanziale. In questo caso la Costituzione non garantisce l’effettiva uguaglianza di tutti i cittadini sul piano economico e sociale, ma impegna la Repubblica a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, cioè ad intervenire attivamente per fornire ai soggetti più deboli i mezzi per esercitare effettivamente i propri diritti.

Beppe Dammacco

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