Mangiamo la Foglia: Sea of Thieves e la morte di PS Vita

PS Vita è morta. Almeno secondo Playstation Spagna.

Sapevamo che il supporto sarebbe presto terminato, ma non prima di marzo 2019 – mese oltre il quale Sony ha sancito non sarebbero più stati rilasciati giochi dedicati nella Istant Game Collection.

A me però non interessa, volevo solo cominciare col botto. Sono ProngedLeaf e ho interrotto una meravigliosa partita a Quantum Break per condurvi ancora una volta fra le pieghe di quest’industria da noi tanto amata. Quindi non fatemi perdere altro tempo e cominciamo!

Recensioni, recensioni ovunque

Partiamo col dire che sono ben tre le calde uscite della settimana, ma che solo una fra queste merita un approfondimento dedicato: sto parlando chiaramente di Ni No Kuni II: Revenant Kingdom che, come spiegato dal buon Faith di AkibaGamers, riesce a unire semplicità e innovazione in uno dei migliori JRPG dell’anno. Premiato con un 4.8/5.0 nella recensione che allego proprio qui, il nuovo lavoro di Level5 viene innalzato a capolavoro perché abile nello smussare i difetti del precedente capitolo, nel proporre tematiche più mature e nell’approfondirsi attraverso commistioni di generi diversi ma complementari: Ni No Kuni II unisce strategia in tempo reale su larga e piccola scala, attraverso derivazioni sia gestionali sia puramente RPG.

Purtroppo della fatica nipponica non me ne sbatte per davvero, quindi passiamo subito a Sea of Thieves – e stavolta i pareri che vi offro sono proprio i miei. Ho giocato un paio d’ore con qualche amico e un bicchiere di birra, e devo dire che tutto l’amalgama di sentori negativi che percepivo prima del suo rilascio si è rivelato più che accurato. La nuova IP Rare propone certo una formula fresca, sviluppata in un concept originale e in un gameplay dal profondo sapore di libertà e innovazione, ma è purtroppo calato in un contesto vuoto e facilmente noioso. Il mare dei Caraibi è vastissimo ed è quasi un peccato sia limitato ad attività fra loro molto simili e circoscritte alle “gilde” di turno – unico elemento del gioco a cui è assegnata una vaga componente GDR, con reputazione accumulabile in livelli e spendibile in premi sempre maggiori e missioni sempre più complesse. A fronte della promessa da parte degli sviluppatori di foraggiare e sostenere il titolo per tutto il prossimo anno a venire, non posso che sperare subisca lo stesso destino di No Man’s Sky: vuoto all’inizio e per pochi alla fine. Ciononostante è certo che Sea of Thieves sia un gioco unico nel panorama AAA, e il suo sapore sperimentale riesce fuor di dubbio a dargli un’identità, a fronte di un sistema – ahimè!, ancor lungi dal definirsi divertente.

Una via di fuga

Menzione d’onore merita A Way Out, l’ultimo titolo di Joseph Fares e dallo studio dietro il ben noto Brothers: A Tale of Two Sons di cui però ora mi sfugge il nome. Il gioco è descritto divinamente (brivido per aver davvero utilizzato questo avverbio) da Alessandro Bruni di Everyeye.it, la cui recensione è raggiungibile cliccando qui – no aspetta, qui. Un’opera sensazionale, animata da una regia perfetta e da scelte di game desing davvero azzeccate quali l’alternanza fra fasi shooting e stealth a inseguimenti e scene drammatiche in salsa co-op- quest’ultima è condizione sine qua non dell’intera opera: a patto di avere un amico con cui condividerla, la storia di evasione di Leo e Vincent promette di regalare forti emozioni e un’esperienza davvero memorabile. Forever alone astenersi – ma se qualcuno cercasse un Vincent con cui- insomma, io- beh, ecco, io sono disponibile.

Il SottoSopra

Tralasciamo il pacco di Luigi che ha fatto parlare di sé più di qualsiasi altra scottante news della settimana e passiamo in rassegna quel dolce Nindies tenutosi qualche giorno fa, attraverso il quale Nintendo ha annunciato quali saranno i prossimi indie ad approdare su Switch. Allacciate le cinture, sarà una rassegna rapida e spietata: di Lumines e Mark of the Ninja non me n’è mai fregato niente, una remastered non mi farà cambiare idea; è divertente l’idea di una gallina che caga bombe da usare come piattaforme, quindi Bomb Chicken mi interessa più di trasformare il mondo in un delirante tavolo da biliardo come succede in Pool Panic. Reigns è una cosa che non ho capito, West of Loathing mi fa abbastanza ribrezzo, Pode è uguale al gioco che faceva il protagonista di Her – quel film bello di Spike Jones che se non avete visto, dovete vedere; Light Fall è LA figata, Fantasy Strike L’inutile; The Messenger è Metroid ninja, Bad North è Patapon brutto; mi fa piacere arrivi tutto The Banner Saga su Switch, ma con l’arrivo di Hyper Light Drifter, tutto è noccioline. Che poi non ho capito perché non sia stato presentato al Nindies ma annunciato poco dopo. Mah.

Conclusione

Avere una Xbox One è davvero una scommessa contro la sorte, ora più che mai: andrà tutto per il meglio? Sarà davvero l’E3 migliore di tutti i tempi per Microsoft? Non lo so, ma una cosa è certa: il bel tempo passato in sua compagnia è prezioso quanto una bottiglia di buon vino attesa da tanto. A questo punto, vi starete chiedendo: ma cosa c’entra adesso l’Xbox? C’entra perché mi dovete lasciar andare a giocare a Quantum Break. Vi lascio a un dettaglio del pacco di Luigi. Ciao.

– Giovanni “ProngedLeaf” Casa

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