Mangiamo la Foglia: God of War è (quasi) arrivato

God of War è tra noi e le recensioni sono tutte entusiaste. C’è chi parla di un successo pari a The Legend of Zelda: Breath of the Wild o Super Mario Odissey, e il metascore non lascia adito a dubbi: un bel 95/100 a posizionarlo già primo in classifica fra le migliori esclusive PS4. Io sono ProngedLeaf e questa situazione mi sconfinfera: ho prenotato la mia copia e lo giocherò senz’altro, ma più che del gioco sono curioso del giudizio che ne darà l’utenza. Sarà per gli action quello che The Last of Us è stato per i TPS oppure solo un bel gioco?

Eredità

Certo è che God of War deve tanto a tanto. Pierpaolo Greco, nella recensione su Multiplayer.it che potete trovare qui, è in tal senso esplicativo: a fronte di un comparto narrativo maturo e di meccaniche di ibridazione sapienti, è facile notare quanto la nuova opera di Cory Barlog debba la sua ossatura alle storie egregiamente narrate dei Naughty Dog, ma non è tutto. Il nuovo lavoro di Sony Santa Monica è anche un modo rischioso di reintegrare un’icona sempre amata: il calco sui tratti più umani di Kratos, il contorno di elementi GDR e open-world a deliziare l’offerta e la sostanziale libertà d’approccio concessa al giocatore da missioni secondarie ecc. rendono God of War non un semplice reboot, ma un titolo sviluppato nel presente per il presente, estremamente coerente con il panorama contemporaneo ma fedele al suo passato. L’aspetto incrinato della produzione è forse il combattimento lento e vittima di nemici poco vari, tuttavia brutale come sempre e pieno di script spettacolari. Non è Dark Souls ma ci si avvicina, non è Hellblade ma gli strizza l’occhio: un sistema di combo poco vario e l’incapacità di prevedere attacchi alle spalle per una telecamera incastrata alle spalle del protagonista e un incedere senza soluzione di continuità fra i meglio girati in tempi moderni.

Onore

God of War non è dunque God of War, è un action del 2018 che sorge da un’importante tradizione. Siamo abituati a operazioni del genere, forse stavolta è un po’ diverso: c’è chi ha intrapreso la strada del remake 1:1 e ha fatto tornare Crash, Spyro e Abe in giochi come non se non fossero mai andati via; c’è chi è dovuto tornare indietro come Sonic Mania per ricordarsi come splendere; c’è chi si è adeguato e ha continuato a contare fino anche a cinque come Halo, c’è chi ha fatto di un quindici l’inizio di una rivoluzione per la sua storia come Final Fantasy; c’è chi ha stravolto tutto senza stravolgere niente come Resident Evil VII, c’è chi senza stravolgere nulla ha sorpreso tutti come Resident Evil HD. Viviamo in un presente in cui abbiamo accettato che il passato sia duro a morire, quindi tanto vale dargli la giusta luce – giusta, che non sia scontata né banale, che non renda l’operazione degna del suo passato ma felice nel suo presente. God of War è un po’ tutto questo e un passo avanti, figlio devoto al padre ma su una strada tutta sua. Sono orgoglioso di quanto letto in rete e sono molto curioso di vedere di che pasta è questo gioco: mi aspetto grandi cose.

Conclusione

Un articolo forse troppo melenso quello di questa settimana, che però traduce perfettamente i miei sentimenti verso un’opera che tutti sapete sto aspettando da parecchio. Oggi ho cercato di dare un po’ del mondo e un po’ di mio – pur senza ancora aver toccato il prodotto, ovvio, ma non è questo il punto. La settimana prossima sarà quella del gran finale, in cui finalmente potremo sentire cosa la vox populi ha da dire al riguardo. Nel frattempo, vi invito a osservare con rigoroso orgoglio il silenzio che God of War ha creato intorno a sé in questa settimana: il re è tornato, e d’altro non si vuole parlare.

Giovanni “ProngedLeaf” Casa

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