Mamma che E3: Mangiamo la Foglia

Un E3 un po’ meh quello appena conclusosi nel losangelino, che sembra trascinarsi strascichi di attese disattese e speranze infondate – sì Nintendo, sto parlando con te. Eppure di quell’onomatopea mi ha colpito più la fase che prepara lo sconforto e precede l’entusiasmo perché io sono ProngedLeaf, e anche quest’oggi vi prendo per mano e vi porto fra le insidie di un illuso disilluso, vittima ancora una volta degli sfolgoranti sogni che ogni anno si consumano in America e ci costringono a mettere dolorose mani al nostro portafoglio per recuperare tutto ciò che ci siamo persi e arrivare preparati alle novità presentate. Sì, quest’E3 mi è piaciuto, ma andiamo con ordine.

Microsoft Uprising

È fuori di ogni dubbio che la palma d’oro di miglior conferenza se la sia aggiudicata Microsoft: dimostratasi capace di intraprendere una strada non segnata per rivaleggiare con la concorrenza nipponica ormai cento anni avanti a livello di sviluppo di esclusive, Xbox ha dei piani e non ha timore di raccontarceli, potenziata ancor di più da quei servizi che ne fanno campionessa del digital delivery e consapevole di una realtà in via di sviluppo ma ancorata a nostalgie dominanti: l’acquisto di Ninja Theory (Hellblade), Compulsion Games (We Happy Few), Undead Labs (State of Decay) e Playground Games (Forza Horizon) è probabilmente la ciliegina su una torta di cui fino a ora s’erano solo assaggiate le basi, fatte di esclusive mai troppo d’impatto e spesso pigre nel riproporsi senza necessarie innovazioni: com’è stato per Wii e Wii U all’epoca, ci si è infatti resi conto che sì, Gears 5 e Halo: Infinity sono graditi solo se al fianco di qualcun altro con cui festeggiare. Ed ecco che allora arrivano idee (no, non Gears POP!), arrivano sogni e progetti fino allo spuntare di uno strano presagio, che da Devil May Cry V ha poi echeggiato nella conferenza Sony con Resident Evil 2.

Capcom Reborn

Signori, ma cos’è questa Capcom? Dov’era nascosta fino adesso, perché ha aspettato un horror in soggettiva per capire come andavano fatte le cose? Inutile girarci intorno: sono stati i migliori annunci di questa fiera. Che il gameplay di The Last of Us Part II sarebbe stato strabiliante lo sapevamo, che Death Stranding fosse immenso anche, ma che il remake-reboot-restyling della prima avventura di Leon S. Kennedy sarebbe stato un progetto così approfondito, così curato e così vicino è stato segno non solo di amore e interesse per il proprio pubblico, ma anche di palle. Gigantesche e sontuose palle. Oltre a farvi presente che in tre minuti Capcom è riuscita a mostrare trailer, gameplay e data di un videogioco nuovo (sintesi del perfetto E3), vorrei ricordarvi che da tacita simil-Konami, la software house se n’era sentite di cotte e di crude, e da poco era riuscita a sollevarsi con un Resident Evil VII: biohazard comunque non in grado di far dimenticare l’ignobile predecessore. Invece tié, ti ripropongo quel gameplay ignobile e fottesega se il settimo capitolo che aveva solide basi per un sequel molto più facile, io te lo piazzo pure in un gioco che tutti i fan vogliono e la cui accoglienza potrebbe essere molto negativa se mal gestito lo sviluppo. Quindi te lo piazzo da Dio. Niente calci rotanti per il neo poliziotto di Raccoon City, niente fughe rocambolesche e battutine da macho: solo sangue, putrido e infinito sangue per un horror vecchio stile ma moderno, un seguito più che spirituale per l’avventura in casa Baker e un’operazione che accontenta tutti – ma proprio tutti. L’unico problema è che uscirà quattro giorni prima di Kingdom Hearts III ma ehi, c’è sempre il trucco dei soldi infiniti. Ah, no, questa è la vita vera.

Nintendo’s Dead

E Nintendo?! Nintendo ha Super Smash Bros. Ultimate se non s’era capito, perché dei quarantacinque minuti dello Spotlight, il picchiaduro se n’è presi ben venticinque per presentarci moveset migliorati, arene, trofei e robe, robe robe robe di un gioco che tanto compreremo a prescindere, per infine lasciarci senza nemmeno un annuncio in cauda. Vari e anche divertenti sono stati i tentativi di giustificare un tale modus operandi, ed effettivamente di valide ragioni ce ne sono molte: la casa di Kyoto ha da poco concluso un primo anno di vita di Switch a dir poco sensazionale, con esclusive di spicco, apertura al mondo indie e a proprietà intellettuali esterne, una gestione marketing esemplare e qualche esperimento lungimirante. Ora è tempo per campare di rendita, come a mio parere è giusto che sia: Wii U ha ottime esclusive, che sarebbe davvero un peccato finissero nel dimenticatoio e che rimasterizzate per la nuova nata possono essere un ottimo modo di prendere un po’ di tempo, fare soldi “facili” e sfornare qualche nuova bomba per l’anno prossimo – ad oggi già ricco di attese importanti e confermate. Ciò non toglie che la conferenza sia però stata la peggiore di tutta la fiera: nessun annuncio oltre a quel Daemon X Machina che ehi, è una figata, e poi il nulla, il vuoto, lo zero assoluto, niente. Smash però è fenomenale, questo non glielo toglie nessuno.

Conclusione

Ci sarebbero tante altre cose da dire su questo E3, ma lo spazio a nostro disposizione è finito. Si potrebbe parlare di Bethesda e del suo Fallout 76, di Sony e delle sue esclusive, di Square-Enix e del suo niente ma per tutto ciò che vale, è stata una bella fiera, equilibrata pur senza eccessivi picchi e doni aspettati e graditi di cui saziarci per un altro annetto. A tal proposito: ma quindi Rocksteady?

– Giovanni “ProngedLeaf” Casa

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