Formula 1, Vettel condannato ai “servizi sociali”

E’ finita con la Ferrari e Vettel che chiedono scusa e ringraziano la Fia per non aver proceduto sul piano sportivo e con la Fia che, al termine di un procedimento confuso e per nulla chiaro, porta a casa il risultato politico di aver piegato il team più blasonato del Circus (tenendo a freno il pilota irrequieto).

L’esito della Baku connection, l’interminabile polemica relativa alla sportellata rifilata da Vettel ad Hamilton al diciannovesimo giro del GP dell’Azerbaijan, è arrivato ieri sera poco dopo le 19, con poca sorpresa.
Già dal giorno prima infatti era chiaro che un esito relativamente soft era esattamente quello che volevano entrambe le parti in causa. La Ferrari per non veder compromesse le proprie chance mondiali, la Fia per non entrare in rotta di collisione con il nuovo padrone americano (e con la base dei tifosi che vede di buon occhio il Cavallino). Dunque l’esito è stato soft. Dopo alcune ore di riunione tra Sebastian Vettel, Maurizio Arrivabene e Jean Todt, la Fia ha così emesso un comunicato mortificante sul piano dell’immagine ma del tutto innocuo su quello sportivo (proprio come voleva la Ferrari): “Vettel – comunica la Fia – ha fatto le sue più sincere scuse alla Fia e a tutta la famiglia del motorsport per l’accaduto e si è impegnato a dedicare il proprio tempo personale nei prossimi 12 mesi ad attività educative attraverso vari eventi e campionati della Fia, incluso la F2, Formula 3 campionato europeo e Formula 4”.

“A causa di quanto accaduto – riporta inoltre il comunicato – Todt ha deciso che Vettel non potrà più rappresentare la Fia nelle campagne per la sicurezza. Quello che ha fatto, di cui si è assunto la piena responsabilità è dannoso per i giovani e per lo sport in generale (…) Se si comporterà di nuovo così il caso verrà immediatamente riferito al tribunale internazionale della Fia per ulteriori indagini”.

Beppe Dammacco

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